giovedì 24 maggio 2012

The Divide - Recensione

The Divide
Germania/USA/Canada, 2011, 112 min, colore
Regia: Xavier Gens
Sceneggiatura: Karl Mueller, Eron Sheean
Cast: Lauren German, Milo Ventimiglia, Michael Biehn, Michael Eklund, Rosanna Arquette, Courtney B. Vance, Ashton Holmes, Iván González

New York, l'apocalisse nucleare si scatena riflessa negli occhi colmi di lacrime di Eva (Lauren German). Mentre fioccano le bombe e la città si trasforma in un'indistinta massa fiammeggiante, Eva ed altre otto persone riescono a trovare scampo nel seminterrato del palazzo dove vivono, trasformato in rifugio antiatomico dal paranoico e bigotto custode Mickey (Michael Biehn). Quest'ultimo, accettata di malavoglia l'intrusione nel suo dominio privato, assume immediatamente il controllo della situazione e ordina che la porta d'ingresso rimanga chiusa fino a quando non deciderà che ci siano i presupposti per uscire. Il gruppo dei sopravvissuti comprende inoltre il balordo numero uno Josh (Milo Ventimiglia), il balordo numero due Bobby (Michael Eklund) legato al primo da un rapporto di sudditanza psicologica e omosessualità non troppo latente, Sam (Iván González) che è la quintessenza della passività e dell'insicurezza, la nevrotica Marilyn (Patricia Arquette) con figlia a carico e gli inutili Delvin ed Adrien, fratello di Josh.Mentre le scorte di viveri si assottigliano e la sfiducia cresce tra personaggi che non hanno nulla in comune tra loro, fa capolino un subplot puramente fantascientifico che non verrà sviluppato. Misteriosi uomini in tuta antiradiazioni fanno irruzione ad armi spianate e rapiscono la bambina, sigillando definitivamente i superstiti all'interno dello squallido e spoglio seminterrato, senza alcuna possibilità d'uscita. La speranza non abita più qui, una condizione metaforicamente trasposta nella fotografia del bunker (Gens come di consueto si affida a Laurent Barès, con cui aveva già collaborato in Frontier(s) e nell'orribile adattamento del videogame Hitman) che non concede il conforto di alcun colore. Ed è quando i corpi cominciano a mostrare i primi sintomi di avvelenamento da radiazioni e la psiche vacilla che The Divide scade, lasciandosi andare ad una violenza autocompiaciuta che non si sa bene dove voglia andare a parare. Tra teste rasate, dita mozzate e stupri di gruppo si procede una brutalità dopo l'altra, al punto che l'unica cosa che ci si chiede è quanto lontano potranno spingersi i personaggi e quali depravazioni, soprattutto sessuali, potranno mai arrivare. Che ci si interroghi sugli angoli più oscuri della mente umana che aspettano solo determinate circostanze per venire alla luce? Affidare la fin troppo repentina regressione allo stato animale a personaggi come Josh e Bobby è scelta piuttosto ridicola: da gente egoista e violenta già nel mondo pre-apocalittico non ci si aspetta certo che cerchi di razionalizzare o cominci a snocciolare sermoni new-age e assuma la posizione del loto. Nonostante questo non si può non sottolineare la performance di Michael Eklund, una spanna sopra gli altri per intensità e creatività. A Michael Biehn tocca invece la parte della macchietta fascistoide probabile veterano di guerra con annesso sigaro d'ordinanza. Però quando imbraccia un fucile avveniristico ha guizzi del marine coloniale dei tempi che furono che definirei commoventi.
Spero che in futuro l'innegabile talento visivo di Gens -basti guardare l'adrenalinico incipit e un angoscioso finale dove la “bellezza” dell'apocalisse è ai massimi livelli- trovi altri mondi da esplorare.

Una curiosità: il cast quasi al completo dovrebbe tornare a lavorare insieme in The Farm, diretto dallo stesso Xavier Gens. Sempre che il progetto vada in porto.

5 commenti:

Eddy ha detto...

Ooooooh!! Finalmente qualcuno che trovo d'accordo! Anche io l'ho trovato abbastanza riuscito come intrattenimento di basso rango, ma mi ha lasciato assolutamente perplessa la scelta di Gens di mostrare un totale di 10 minuti (su 117 di film) di apocalisse. Ma che razza di modo è di gestire un film?
A sto punto fai scattare un cacchio di attentato locale dove crolla un palazzo e almeno l'attenzione rimane dove deve!
Invece si diverte a fare il figo e poi ti lascia due ore in uno scantinato dove sai già cosa succederà. Boh!
Un film discretamente buono, ma non quel "capolavoro" di cui si bloga tanto in giro adesso.
Attendo con ansia i sub di Hell, invece, che forse ho qualche aspettativa in più.
Grande Count!

Count Zero ha detto...

La qualità tecnica è elevata ma per me rimane dimenticabilissimo.

Hell invece non mi ha deluso, svolge egregiamente il suo dovere. Puoi tranquillamente vederlo con i sub in inglese senza timore di perderti qualcosa. Dialoghi pochi e lapidari, vai tranquillo

Anonimo ha detto...

a chi vogliono prendere per il culo con una locandina così? http://4.bp.blogspot.com/-AEnWpaEpP3g/TwO-96acMlI/AAAAAAAAAzM/IUYvOwSNlT8/s1600/The-Divide-poster_1284353855.jpg

Count Zero ha detto...

Sudbdola, sì. Le locandine come i trailer non hanno mai fatto testo comunque

Woody ha detto...

Mi è piaciuto!
Devo dire che l'inizio era perfetto, la lacrima era davvero suggestiva e coerente con il resto del film. Non è un capolavoro, ma la trovo molto più spinto di molti altri film. Sono notevoli i rapporti psicologici che si sono venuti a creare nel gruppo, sono stati ben costruiti e di questo c'è da dargliene atto. Dalla locandina mi sembrava tutt'altra cosa. Avrà un seguito? Perché la storia iniziava a farsi interessante...

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